L’ECO DI BERGAMO Michelangeli Festival

L’ECO DI BERGAMO
June 3, 2002

Oleg Marshev al festival pianistico, virtuosismo ma non solo

Lo strumentista russo ha offerto una prova maiuscola al teatro Donizetti, destreggiandosi con maestri in Bach/Siloti, Liszt e Rachmaninov

Non solo grande pianismo per Marshev, ma anche una grande attenzione alla suggestione delle armonie

 

Oleg Marshev è un virtuoso atipico. Lo avevamo già osservato nella sua breve, incisiva prestazione alla presentazione ufficiale del Festival lo scorso mese di marzo a Milano.

L’altro ieri, complice il forfait di Enrico Pace, il pianista russo ha avuto modo di proporsi a tutto tondo in una serata del Festival pianistico internazionale “Arturo Benedetti Michelangeli” di Brescia e Bergamo interamente sua.

Virtuoso atipico perchè Marshev rifugge da una definizione piuttosto restrittiva del termine, anche se si capisce immediatamente che non gli manca per esserlo, anzi il suo bagaglio tecnico-atletico è di prim’ordine.

Lo si è visto sia nella rara trascrizione di Bach/Siloti del Preludio in sol minore (dall’organo), che ha aperto il programma, sia nella successiva Sonata di Ludwig van Beethoven op. 31 n. 3. La prima, malgrado offrisse spunti spettacolari, ha vissuto piuttosto della nettezza del periodare, scandita da ritmo limpido e regolare, in una lettura che ha fatto del barocco gioco ” a terrazze”, tra le imitazioni, un piccolo capolavoro geometrico. In Beethoven successivo, tecnicamente esigente, soprattutto nella rapidità dell’articolazione delle dita, era affrontato da Marshev come un terreno ideale per declamare le idee espressive e poetiche, che sono ricche quanto poco appariscenti e richiedono una lettura ponderata e classicheggiante proprio per illuminare il loro contenuto sentimentale.

Ancor più chiari di questo virtuosismo “non chiassoso” – poco spettacolo e molta sostanza – sono stati i due brani della seconda parte, cavalli di battaglia per un virtuoso che voglia abbagliare il pubblico: sia le magnifiche Variazioni su un tema di Corelli op. 42 di Sergej Rachmaninov, sia Après une lecture du Dante di Franz Liszt, sono stati distillati con una peculiare attenzione al risvolto lirico, alla seduzione delle armonie e delle sonorità più sorprendenti, con esemplare equilibrio rispetto ai tratti spettacolari.

Alla fine, il pubblico, purtroppo non numeroso, ha calorosamente applaudito il solista, ricevendo in cambio generosi fuoriprogramma.

Bernardino Zappa